sabato 3 settembre 2016
Pollux et Castor
lunedì 5 agosto 2013
Becca d'Epicoun (3.529 m)
giovedì 19 agosto 2010
Foto Dent d'Herens
| [Passaggi attrezzati per raggiungere il Rif. Aosta] |
martedì 13 luglio 2010
Dent d'Herens (4171 m.)
La parete ovest della Dent d'Herens e la cresta Tiefenmatten che sale in vetta a partire dall'angolo dx in basso della foto. Il Cervino sullo sfondo. Gita lunga, non banale e di gran soddisfazione. Un viaggio.
A seguire arriveranno un po' di dettagli e qualche foto ricordo.
giovedì 1 luglio 2010
Fletschhorn (3993 m.) - Parete Nord
La nonna disponibile per i bambini, il meteo favorevole, l'amico Lorenzo che tiene sempre d'occhio le condizioni in quota, ci permettono di fuggire da Torino già sabato mattina, recarci oltre Domodossola e il confine svizzero, fino al bucolico paesino di Simplom. Poco sopra di esso lasciamo l'auto (loc. Rossbodestafel, 1920m). Giornata fantastica: da lontano si vede già la via di salita, alla destra degli enormi seracchi che incombono dalla vetta. La via è nota come "Via dei Viennesi", uno scivolo di circa 800m. a 45-55°. Fatto il materiale ci incamminiamo per il sentiero che in 3 ore di morene prima e un ripido nevaio poi, porta al Bivacco de Zen (3014 m.). Troviamo lì due alpinisti veneti col ns. stesso obiettivo, e due genovesi intenzionati a salire la parete per poi ..scenderla in sci!
Il pomeriggio trascorre lento, scrutando la via, fondendo neve per fare acqua, cucinando e sonnecchiando.
A sera ci raggiungono anche due svizzeri, così da saturare il bivacco (9 posti in tutto) rendendo un po' claustrofobica la notte.
Domenica 27. Sveglia ore 2.30. C'è luna. Ci leghiamo e siamo in marcia alle 3.30 circa, subito sul ghiacciaio. Ore 4.30 siamo sotto alla parete e passata facilmente la crepaccia terminale iniziamo il viaggio. Il pendio è interrotto solo a metà da un isolotto roccioso, dove è possibile fa riposare un po' i polpacci. Lungo la salita la pendenza della parete aumenta fino a toccare i 60° pochi metri prima della cresta. Sbuchiamo alle 7.30 dopo 3 ore di salita costante, su neve perfetta. Da qui, proseguiamo per cresta fino a raggiungere la spaziosa vetta, accompagnati da diverse cordate che sono salite dalla via normale. Sento mancare l'ossigeno, ma il meteo è perfetto, con poco vento e sole. La vista è incomparabile, verso una miriade di vette alla maggior parte delle quali cui non riesco a dare il nome.
Da valle salgono parecchie nubi e la via di discesa che dobbiamo percorrere sarà lunga: è la cresta Breitloibgrat, non difficile (PD) ma neanche banale. Esposta, necessita di molta concentrazione. Siamo facilitati dalle tracce lasciate nella neve due cordate che l'hanno percorsa prima di noi. Dall'alto, osserviamo le ultime curve dei due genovesi temerari che raggiungono la base della parete, dopo averla scesa in sci. Alla fine, terminiamo la ns. faticosa cresta. Ci rimane una traversata su ghiacciaio alla base della parete per poterci ricongiungere al bivacco, un po' faticosa per la neve è ormai molle: Son le 14.30: son 12 ore che siamo in girulla! Poi la discesa verso la macchina...
Solo pochi giorni fa non avrei mai creduto di riuscire ad organizzare un'uscita così prestigiosa e di soddisfazione. Il merito va soprattutto a Lorenzo.
mercoledì 24 febbraio 2010
domenica 21 febbraio 2010
Cascata di Loo
venerdì 10 luglio 2009
Gran Paradiso (4062m.) - Parete Est
[Partenza da Valnontey: prima della cura!]
Sabato 4.
Con Silvia e Lorenzo, lasciata un'auto a Sarre (infatti prevediamo di scendere per la Valsavara) ci rechiamo a Cogne e, con l'intera giornata a disposizione, ci avviamo fiduciosi (nel meteo, che è previsto si guasti nel pomeriggio) verso la testata della Valnontey. Tutta la valle riporta chiari i segni del terribile inverno: ponti crollati per il peso della neve, boschi distrutti dalle slavine, ecc.[Lorenzo con i resti di un piccolo camoscio]
Obiettivo della giornata è arrivare ai bivacchi Pol e Grappein, che le carte danno 1500 m. più in alto e a circa 6 ore di distanza da noi.
[Silvia attraversa i nevai, nella parte alta del percorso]
[Biv. Grappein, ...temporale in arrivo!]
Il resto della giornata passa tra varie attività di cucina, paziente raccolta d'acqua di fusione, sonnecchiamenti e ..scongiuri sul meteo, che però si mantiene brutto fino a sera.
Consueta sveglia ore 2. ..stellato!!! Le previsioni dunque dicevano il vero. Buona colazione e via con le frontali, poichè la luna -pur quasi piena - in realtà ci rimane nascosta.
[sosta, prima di affrontare la terminale]
Attraversiamo la notte guidati da Lorenzo fino alla base della Torre di Ceresole. Qui pieghiamo a destra e puntiamo, con grande attenzione ai crepacci, alla base della nostra parete che ora diventa ben visibile. Qui passo avanti io e - superata in modo poco elegante ma efficace la crepaccia terminale - iniziamo la risalita della parete vera e propria. Questa si rivela molto faticosa a causa della poca consistenza della neve specialmente a partire dalla parte centrale in su. 4 ore per la parete, che normalmente ne richiede da 2 a 3.
[Silvia ed io in vetta]
[Lorenzo e Silvia in vetta]
Raggiunta finalmente la cresta, preceduti da una cordata che è appena uscita dalla parete nord, la percorriamo fino alla piccola madonnina che ne segna la vetta.
La giornata è splendida. Sul versante opposto si accalcano decine di alpinisti che sono saliti dai rifugi Vittorio Emanuele e Chabod. Per noi sarà la via di discesa, veloce e sicura, anche se dovesse peggiorare il tempo, cosa prevista ma che non si verifica.
Scesi dunque a Pont in circa 4 ore, recuperiamo le auto con efficace combinazione di autostop (Silvia) e pullman (Lorenzo ed io).
[Dalla vetta, verso la via normale]
lunedì 15 giugno 2009
Becca di Gay (3621 m.)

Oltre alla parete in sè, costituita da uno scivolo di 400 m. con pendenza tra i 55° e i 60°, bisogna considerare l'avvicinamento e la discesa, che risultano abbastanza complessi. Due sono le possibilità: 1) da Cogne e il Bivacco Borghi, accesso più diretto ma attraveso il tormentato ghiacciaio di Gran Croux oppure 2) dal Piemonte dormendo al Bivacco Carpano, salendo attraverso il Colle Baretti e svalicando il Val d'Aosta per portasi poi alla base della parete (tracciato foto in alto).
Optiamo per la seconda strategia, anche perchè la discesa dalla vetta - stando alle relazioni reperite - dovrebbe essere decisamente più semplice.
Oltre all'occorrente per una salita in alta montagna, data la presenza quest'anno di moltissima neve, portiamo con noi gli sci (Silvia) e le ciaspole (Lorenzo ed io) preoccupati di essere rallentati dalla neve molle. Completa l'attrezzatura anche una pala, nell'eventualità che il bivacco sia ancora sepolto e inaccessibile.
[Salendo al bivacco Carpano]
Sabato 13.
Lasciata l'auto alla diga del Teleccio (1917 m.), respirando i profumi e i colori della primavera saliamo in 1 ora al Rif. Pontese (2200 m.). Da qui, calzati sci e ciaspole, ci addentriamo nel silenzioso vallone, ne risaliamo il fondo e traversando verso sinistra raggiungiamo il Biv. Carpano (2865 m.), ove ci dedichiamo alle operazioni di cucina. Il cielo è sereno e la sera lascia presagire una gran giornata per l'indomani.
[Biv. Carpano, in lamiera, a botte, ottime condizioni, 9 posti, buone coperte, trovata acqua di fusione a 10 min.]
Domenica 14.
Sveglia ore 2.30. Una mezza luna rischiara la notte. Ore 3.30. La neve molle di ieri è ora dura e agevole. Traversiamo qusi in piano verso Ovest, per poi volgere a Nord e risalire una valletta glaciale. Su una costa di rocce abbandoniamo l'attrezzatura superflua che recupereremo al ritorno (sci, ciaspole, fornello, pentola, ecc.).
Proseguiamo nella notte ormai chiara puntando una lingua di neve tra una barriera rocciosa: è la stretta e ripida via di salita all'aereo Colle Baretti (3432 m.), che ci consentirà di scendere sul versante di Cogne. Alle 6.30 siamo sul colle: panorama fantastico e mozzafiato...Dopo essereci legati, iniziamo la discesa del versante valdostano, faccia a monte per 200m, le condizioni del pendio sono ideali. Anche la crepaccia terminale, che di solito richiede una doppia è agevole. Traversando verso Ovest in 15min. siamo alla base della nostra ombrosa parete.
Circa alle 7.30 iniziamo la salita della nord, superando bene la terminale che, caso raro è quasi chiusa da un provvidenziale e sottile ponte di neve. Si sale agevolmente, ma la neve è poco consistente e non permette di assicurarsi. Dopo 2 tiri di corda raggiungiamo le rocce del bordo sinistro, che invece consentono ottima protezione.
Da qui saliamo in "conserva protetta" tutta la parete, fino a circa 50m sotto al colletto che ne segna la fine. Qui la sorpresa: questi ultimi metri sono costituiti da uno scudo di ghiaccio molto duro (no viti!) e faticoso. Cerchiamo di aggirarlo alla base, con una lunga traversata verso destra. Sosta su spuntone.
Poi un tiro diritto delicato su neve inconsistente e siamo fuori! Dopo tanta ombra, finalmente il sole!!! Ancora qualche roccetta e alle 12 siamo sulla vetta della Becca. Il tempo è splendido e la vista incomparabile.
[In vetta]
La via normale di discesa, peraltro già tracciata dagli scialpinisti, richiede comunque ancora concentrazione: le roccette sotto la vetta e poi un pendio facile conducono a un lungo canale di neve a 40°, che è necessario scendere con cautela. Infine, recuperato il materiale lasciato stamattina, divalliamo verso il Rif. Pontese (integratore al luppolo!) e poi alla macchina, che raggiungiamo alle 18.
[Discesa per la via normale]


