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sabato 3 settembre 2016

Pollux et Castor

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28-29 Luglio.
In rispettosa visita ai due figli di Zeus, concatenati per i loro versanti più docili. Due lunghe giornate tra le grandiose vette del Monte Rosa, con Silvia.

Lasciamo l'auto a Saint Jaques, in cima alla Val d'Ayas. Per sentiero saliamo al Piano di Verra Inferiore, quindi ai pascoli del Pian di Verra Superiore, quindi lunga e solitaria morena fino al Rif. Mezzalama e ancora su fino al Rif. Guide d'Ayas (circa 5h in totale).

La sveglia suona alle 4,

lunedì 5 agosto 2013

Becca d'Epicoun (3.529 m)

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20/21 Luglio 2013. Come tanti anni fa, da soli, senza troppi pensieri se non quello di un monte da salire. Anzi, con una intera settimana da inventare assieme, noi due, per monti.

Così con Silvia alla becca, già tentata nel 2009 e allora fallita per una prepotente perturbazione di confine. Questa volta tempo è previsto bello ma con l’incognita dei soliti temporali serali. Valpelline. Saliamo da Ruz al Bivacco Spataro. Nessuno in giro: solitudine e silenzio se non per il suono dell’acqua della vicina cascata e della pioggia che alla sera batte sul tetto in lamiera. Con tranquillità spendiamo le ultime ore della giornata a riposarci, studiando il percorso per l’indomani. Un percorso circolare, che passa

giovedì 19 agosto 2010

Foto Dent d'Herens

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Dopo un mese di latitanza dal blog... cerchiamo di colmare le lacune rimaste aperte di recuperare il tempo perduto. Ecco dunque qualche foto del dente:

[Passaggi attrezzati per raggiungere il Rif. Aosta]

[arrivo al Rif. Aosta. In fondo, lontano..la dent d'Herens]]

[La prima parte della cresta, rocciosa]

[La seconda parte della cresta, di neve. In alto, la zona di misto]

[A pochi minuti dalla vetta ...che fuma!]

[...on top. E' sempre una grande emozione]

[Discesa del tratto di misto]




martedì 13 luglio 2010

Dent d'Herens (4171 m.)

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Per la cresta Tiefenmatten (cresta Ovest).


La parete ovest della Dent d'Herens e la cresta Tiefenmatten che sale in vetta a partire dall'angolo dx in basso della foto. Il Cervino sullo sfondo. Gita lunga, non banale e di gran soddisfazione. Un viaggio.
A seguire arriveranno un po' di dettagli e qualche foto ricordo.

giovedì 1 luglio 2010

Fletschhorn (3993 m.) - Parete Nord

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Colpo gobbo il weekend scorso, con la salita a questo quasi-quattromila svizzero, che si trova poco prima del Sempione.
La nonna disponibile per i bambini, il meteo favorevole, l'amico Lorenzo che tiene sempre d'occhio le condizioni in quota, ci permettono di fuggire da Torino già sabato mattina, recarci oltre Domodossola e il confine svizzero, fino al bucolico paesino di Simplom. Poco sopra di esso lasciamo l'auto (loc. Rossbodestafel, 1920m). Giornata fantastica: da lontano si vede già la via di salita, alla destra degli enormi seracchi che incombono dalla vetta. La via è nota come "Via dei Viennesi", uno scivolo di circa 800m. a 45-55°. Fatto il materiale ci incamminiamo per il sentiero che in 3 ore di morene prima e un ripido nevaio poi, porta al Bivacco de Zen (3014 m.). Troviamo lì due alpinisti veneti col ns. stesso obiettivo, e due genovesi intenzionati a salire la parete per poi ..scenderla in sci!
Il pomeriggio trascorre lento, scrutando la via, fondendo neve per fare acqua, cucinando e sonnecchiando.
A sera ci raggiungono anche due svizzeri, così da saturare il bivacco (9 posti in tutto) rendendo un po' claustrofobica la notte.

Domenica 27. Sveglia ore 2.30. C'è luna. Ci leghiamo e siamo in marcia alle 3.30 circa, subito sul ghiacciaio. Ore 4.30 siamo sotto alla parete e passata facilmente la crepaccia terminale iniziamo il viaggio. Il pendio è interrotto solo a metà da un isolotto roccioso, dove è possibile fa riposare un po' i polpacci. Lungo la salita la pendenza della parete aumenta fino a toccare i 60° pochi metri prima della cresta. Sbuchiamo alle 7.30 dopo 3 ore di salita costante, su neve perfetta. Da qui, proseguiamo per cresta fino a raggiungere la spaziosa vetta, accompagnati da diverse cordate che sono salite dalla via normale. Sento mancare l'ossigeno, ma il meteo è perfetto, con poco vento e sole. La vista è incomparabile, verso una miriade di vette alla maggior parte delle quali cui non riesco a dare il nome.

Da valle salgono parecchie nubi e la via di discesa che dobbiamo percorrere sarà lunga: è la cresta Breitloibgrat, non difficile (PD) ma neanche banale. Esposta, necessita di molta concentrazione. Siamo facilitati dalle tracce lasciate nella neve due cordate che l'hanno percorsa prima di noi. Dall'alto, osserviamo le ultime curve dei due genovesi temerari che raggiungono la base della parete, dopo averla scesa in sci. Alla fine, terminiamo la ns. faticosa cresta. Ci rimane una traversata su ghiacciaio alla base della parete per poterci ricongiungere al bivacco, un po' faticosa per la neve è ormai molle: Son le 14.30: son 12 ore che siamo in girulla! Poi la discesa verso la macchina...
Solo pochi giorni fa non avrei mai creduto di riuscire ad organizzare un'uscita così prestigiosa e di soddisfazione. Il merito va soprattutto a Lorenzo.

[La Polisportiva al Bivacco de Zan]

[Il Fletschhorn: a dx la via di salita, a sx, contro il cielo, la cresta di discesa]

[Alba, nei pressi dell'isolotto roccioso a metà parete: Silvia e Lorenzo]

[La parte superiore della via]

[Silvia e Lorenzo in procinto di sbucare sulla cresta. "E' finita!!"

[Foto di vetta. Sullo sfondo c'è il Gruppo del M. Rosa]

[L'inizio della via di discesa: riusciremo a star fuori dalle nuvole?]

[L'attraversamento del ghiacciaio per tornare al bivacco]

mercoledì 24 febbraio 2010

Spicozzando..

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Arrivate le foto di Lorenzo:

[Secondo salto, fine del tiro]

[Terzo salto, inizio del tiro]

domenica 21 febbraio 2010

Cascata di Loo

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Oggi, con Lorenzo, abbiamo salito la cascata di Loo, nella valle di Gressoney.
Si tratta di una cascata non difficile (65°-75°, D-, 150m) che peraltro si forma abbastanza raramente, vista la quota bassa in valle e la grande portata d’acqua, e che quindi tende a gelare con difficoltà. Inoltre è priva di pericoli oggettivi, non essendoci al di sopra nessun pendio di accumulo di neve (pericolo slavine), caduta abbondante l’altro ieri e grande elemento di rischio in questi giorni assieme al vento di foen che ha soffiato fortissimo ieri.
Oggi l’aria è di nuovo fredda (-10° alla partenza). Siamo comunque rassegnati a finire la giornata bagnati fradici, essendo che già dalla macchina si vede chiaramente l’uscita del flusso che cola copiosamente. Per me oggi la giornata ha il significato di una ripresa, visto che l’ultima cascata l’avevo salita nel 2007.

Dunque si parte. Percorriamo facilmente il letto del torrente Loo fino all’inizio del prima salto, per la verità per nulla invitante dato il pessimo stato del ghiaccio sotto al quale, in trasparenza, scorre vorticosa l’acqua, che si raccoglie in una profonda pozza alla base. Tiro da 30m che supero io, tutto sulla destra.

In cima, proseguiamo nuovamente lungo al torrente, fino alla base del secondo salto, più imponente. Lo supera Lorenzo, facendo filare tutti i 55m. di corda e sostando in un diedrino tra il ghiaccio e la roccia. Raggiuntolo, proseguo ancora 30 m. fino in cima al salto.

 [Il secondo imponente salto]

[Lorenzo sul secondo salto]

Si è ora alla base del terzo salto, il più delicato a causa della abbondante presenza d’acqua che scorre libera nel centro della cascata e sotto al ghiaccio della parte destra. Questa parte sta già cedendo, data lo spessore esiguo e l’esposizione al sole: c’è una grossa frattura orizzontale che parla molto chiaro..
[Lorenzo sosta all'inizio del terzo salto]

L’unica parte che è sensato salire è a destra, un tiro di corda con una divertente sezione verticale iniziale di circa 4m. Qui salgo su ghiaccio è estremamente plastico e “facile” per le punte delle picche e dei ramponi. Tiro da 55 m.  Dal pianoro sommatale non resta che scendere per canalini prima (molta neve!) e il bosco poi fino alla macchina.
Bellissima giornata in ambiente solitario e suggestivo, grazie alla molta neve e all’isolamento.


[Vista dalla macchina: sono visibili il secondo e il terzo salto, mentre il primo rimane nascosto dagli alberi]


[Misteriose tracce di animali sui tronchi nel bosco]


[Le belle case della frazione di Pont Sec, alla partenza]

venerdì 10 luglio 2009

Gran Paradiso (4062m.) - Parete Est

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..un salto in Paradiso e ritorno!

Il versante Est del massiccio del GranParadiso è noto per la sua lontananza dai rifugi e la lunghezza dei sentieri d'accesso: di conseguenza è pochissimo frequentato e molto selvaggio.
La partete della montagna è caratterizzata da uno scivolo di neve e ghiaccio fino a 50° e lungo 400m. La neve, data l'esposizione al sole del mattino, diventa presto cedevole. La quota e l'aria dei 4000 m. contribuisce a rendere il tutto più magico oltre che ..più faticoso.
Insomma, un posto in cui prima o poi val la pena di cacciare il naso..


[Partenza da Valnontey: prima della cura!]

Sabato 4.

Con Silvia e Lorenzo, lasciata un'auto a Sarre (infatti prevediamo di scendere per la Valsavara) ci rechiamo a Cogne e, con l'intera giornata a disposizione, ci avviamo fiduciosi (nel meteo, che è previsto si guasti nel pomeriggio) verso la testata della Valnontey. Tutta la valle riporta chiari i segni del terribile inverno: ponti crollati per il peso della neve, boschi distrutti dalle slavine, ecc.



[il ponte dell'Eufralet è crollato, ma si passa comunque. La freccia rossa indica l'incredibile locazione dei due bivacchi]



[Lorenzo con i resti di un piccolo camoscio]

Obiettivo della giornata è arrivare ai bivacchi Pol e Grappein, che le carte danno 1500 m. più in alto e a circa 6 ore di distanza da noi.

[Silvia attraversa i nevai, nella parte alta del percorso]


Raggiunta la testata della valle le frecce gialle che segnano la traccia portano su una ripida morena e quindi sui primi passaggi attrezzati (catene).

Da qui in poi i segni diventano a male a pena visibili, così come il giusto percorso, e tra cenge, passaggi esposti, traversi, nevai e roccette guadagnamo finalmente il Pol (4 posti) e subito dopo il Grappein, leggermente più grande (9 posti) a quota 3200m, nel quale ci stabiliamo. 30 minuti più tardi inizia il previsto temporale. Appena in tempo!

[Biv. Grappein, ...temporale in arrivo!]


Il resto della giornata passa tra varie attività di cucina, paziente raccolta d'acqua di fusione, sonnecchiamenti e ..scongiuri sul meteo, che però si mantiene brutto fino a sera.

Domenica 5.

Consueta sveglia ore 2. ..stellato!!! Le previsioni dunque dicevano il vero. Buona colazione e via con le frontali, poichè la luna -pur quasi piena - in realtà ci rimane nascosta.

[sosta, prima di affrontare la terminale]


Attraversiamo la notte guidati da Lorenzo fino alla base della Torre di Ceresole. Qui pieghiamo a destra e puntiamo, con grande attenzione ai crepacci, alla base della nostra parete che ora diventa ben visibile. Qui passo avanti io e - superata in modo poco elegante ma efficace la crepaccia terminale - iniziamo la risalita della parete vera e propria. Questa si rivela molto faticosa a causa della poca consistenza della neve specialmente a partire dalla parte centrale in su. 4 ore per la parete, che normalmente ne richiede da 2 a 3.





[Nella parte centrale]

[Verso la fine della parete, quasi in cresta]




[Silvia ed io in vetta]

[Lorenzo e Silvia in vetta]


Raggiunta finalmente la cresta, preceduti da una cordata che è appena uscita dalla parete nord, la percorriamo fino alla piccola madonnina che ne segna la vetta.
La giornata è splendida. Sul versante opposto si accalcano decine di alpinisti che sono saliti dai rifugi Vittorio Emanuele e Chabod. Per noi sarà la via di discesa, veloce e sicura, anche se dovesse peggiorare il tempo, cosa prevista ma che non si verifica.

Scesi dunque a Pont in circa 4 ore, recuperiamo le auto con efficace combinazione di autostop (Silvia) e pullman (Lorenzo ed io).


[Dalla vetta, verso la via normale]

lunedì 15 giugno 2009

Becca di Gay (3621 m.)

8 commenti
...gran weekend d'azione!
Parete nord, per lo sdrucciolo centrale.
Vecchio progetto nel cassetto per tanti anni, diventa realtà. Supportati da ottime previsioni meteo, da una affidabile baby-sitter a casa, e insieme dell'amico genovese Lorenzo, compagno d'avventure, Silvia ed Io ci regaliamo un weekend d'altri tempi.

La Becca di Gay si innalza sulla dorsale che separa il Piemonte dalla Val d'Aosta e costituisce una delle favolose cime che compongono il selvaggio anfiteatro di montagne alla testata della Valnontey, la valle di Cogne (foto sotto). La via fu salita per la pima volta nel 1939.



Oltre alla parete in sè, costituita da uno scivolo di 400 m. con pendenza tra i 55° e i 60°, bisogna considerare l'avvicinamento e la discesa, che risultano abbastanza complessi. Due sono le possibilità: 1) da Cogne e il Bivacco Borghi, accesso più diretto ma attraveso il tormentato ghiacciaio di Gran Croux oppure 2) dal Piemonte dormendo al Bivacco Carpano, salendo attraverso il Colle Baretti e svalicando il Val d'Aosta per portasi poi alla base della parete (tracciato foto in alto).
Optiamo per la seconda strategia, anche perchè la discesa dalla vetta - stando alle relazioni reperite - dovrebbe essere decisamente più semplice.

Oltre all'occorrente per una salita in alta montagna, data la presenza quest'anno di moltissima neve, portiamo con noi gli sci (Silvia) e le ciaspole (Lorenzo ed io) preoccupati di essere rallentati dalla neve molle. Completa l'attrezzatura anche una pala, nell'eventualità che il bivacco sia ancora sepolto e inaccessibile.

[Arrivo al rif. Pontese]


[Salendo al bivacco Carpano]


Sabato 13.

Lasciata l'auto alla diga del Teleccio (1917 m.), respirando i profumi e i colori della primavera saliamo in 1 ora al Rif. Pontese (2200 m.). Da qui, calzati sci e ciaspole, ci addentriamo nel silenzioso vallone, ne risaliamo il fondo e traversando verso sinistra raggiungiamo il Biv. Carpano (2865 m.), ove ci dedichiamo alle operazioni di cucina. Il cielo è sereno e la sera lascia presagire una gran giornata per l'indomani.


[Silvia in arrivo al bivacco]



[Biv. Carpano, in lamiera, a botte, ottime condizioni, 9 posti, buone coperte, trovata acqua di fusione a 10 min.]

Domenica 14.

Sveglia ore 2.30. Una mezza luna rischiara la notte. Ore 3.30. La neve molle di ieri è ora dura e agevole. Traversiamo qusi in piano verso Ovest, per poi volgere a Nord e risalire una valletta glaciale. Su una costa di rocce abbandoniamo l'attrezzatura superflua che recupereremo al ritorno (sci, ciaspole, fornello, pentola, ecc.).

Proseguiamo nella notte ormai chiara puntando una lingua di neve tra una barriera rocciosa: è la stretta e ripida via di salita all'aereo Colle Baretti (3432 m.), che ci consentirà di scendere sul versante di Cogne. Alle 6.30 siamo sul colle: panorama fantastico e mozzafiato...Dopo essereci legati, iniziamo la discesa del versante valdostano, faccia a monte per 200m, le condizioni del pendio sono ideali. Anche la crepaccia terminale, che di solito richiede una doppia è agevole. Traversando verso Ovest in 15min. siamo alla base della nostra ombrosa parete.


[Disarrampicando il canale Baretti]

Circa alle 7.30 iniziamo la salita della nord, superando bene la terminale che, caso raro è quasi chiusa da un provvidenziale e sottile ponte di neve. Si sale agevolmente, ma la neve è poco consistente e non permette di assicurarsi. Dopo 2 tiri di corda raggiungiamo le rocce del bordo sinistro, che invece consentono ottima protezione.




[Sulla parete Nord]

Da qui saliamo in "conserva protetta" tutta la parete, fino a circa 50m sotto al colletto che ne segna la fine. Qui la sorpresa: questi ultimi metri sono costituiti da uno scudo di ghiaccio molto duro (no viti!) e faticoso. Cerchiamo di aggirarlo alla base, con una lunga traversata verso destra. Sosta su spuntone.


[Traversando alla base della placca di ghiaccio]


Poi un tiro diritto delicato su neve inconsistente e siamo fuori! Dopo tanta ombra, finalmente il sole!!! Ancora qualche roccetta e alle 12 siamo sulla vetta della Becca. Il tempo è splendido e la vista incomparabile.

[In vetta]

La via normale di discesa, peraltro già tracciata dagli scialpinisti, richiede comunque ancora concentrazione: le roccette sotto la vetta e poi un pendio facile conducono a un lungo canale di neve a 40°, che è necessario scendere con cautela. Infine, recuperato il materiale lasciato stamattina, divalliamo verso il Rif. Pontese (integratore al luppolo!) e poi alla macchina, che raggiungiamo alle 18.

[Discesa per la via normale]

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