martedì 29 novembre 2016

La stagione delle riparazioni (e delle migliorie)

Siamo quasi arrivati all'inverno ed è iniziata la stagione delle riparazioni. Per chi ha vissuto l'esperienza dell'autocostruzione è naturale e pure piacevole prendersi un po' di tempo per sistemare tutti i piccoli danni da usura occorsi durante la bella stagione.
Ho iniziato con piccolissime dosi, mezzora alla sera, ogni tanto: pulire, cartavetrare, qualche pennellata di epossidica.

La teoria della barca di legno vuole che tutto il legno stia sempre ben ricoperto da almeno tre mani di resina epossidica. In pratica il
legno non dovrà mai entrare in contatto con l'acqua o l'aria umida. Ne consegue che ogni piccolo danno allo scafo o all'attrezzatura va riparato quanto prima.




Ho sistemato i due remi nei quali l'attrito con gli scalmi aveva mangiato l'epossidica e pure uno strato di tessuto in fibra di vetro. Per la prossima stagione vorrei procurarmi un sistema di scalmi più efficiente di quello attuale.


Ho riparato un danno in testa d'albero dove - probabilmente un urto - aveva portato a vista il legno. Cambierò pure la cimetta di Dyneema che trattiene il bozzello della drizza e che è soggetta a un carico enorme. Probabilmente armerò una secondo bozzello (verso prua) per armare evenualmente una seconda vela (sssst. progetto segreto 2017!)

6 commenti:

Francesco Lenzi ha detto...

Fai il bialbero o il fiocchetto?

Enrico Franconi ha detto...

L'idea è di poter armare sullo stesso albero un fiocco per venti leggeri, da usarsi alle andature portanti. Questo darebbe una marcia in più in crociera.
Di bolina la barca è già ben bilanciata così. Sarebbe anche divertente per i compagni di crociera. Il dubbio è se non sollecito troppo l'albero e non complico troppo una bella cosa semplice e minimale come il GIS.. Vederemo!

Francesco Lenzi ha detto...

E' sempre il solito dilemma, aumentare o no le complicazioni. Certo è che col fiocchetto quando vedi la barca partire veloce da una bella soddisfazione così come l'andatura a farfalla col vento preciso da poppa che ti gonfia le vele. Credo comunque che abbiate la possibilità e di metterlo, in ogni caso si può sempre tenere chiuso e aprirlo all'occorrenza.

Anonimo ha detto...

Ciao Enrico,
Mi permetto un commento: io opterei per un fiocco 'grasso' per le portanti.
Sconsigleire l'andatura a farfalle perché é estremamente instabile ed hai già scuffiato sopravento essendo troppo poggiato.
Quando hai una vela di prua, il vento tira l'albero verso l'avanti.
La cosa più semplice da fare é fissare la drizza a poppa sopravento (se hai un tacchetto é l'ideale).Così hai una 'sartia' volante. Ovviamente il problema é nella strambata, ma vista la superficie ridotta della vela, puoi ammainare, strambare e issare di nuovo. Per la forma della vela, guarda le foto delle barche d'epoca edi loro fiocchi non indraglaiti e avrai degli ottimi spunti di riflessione.
Un bompressino amovibile migliorerebbe il rendimento!
Smetto, altrimenti Silvia mi censura!!!
Guido

Enrico Franconi ha detto...

Ciao Guido,
grazie dei consigli. Si avevo in mente un settaggio del genere. E' lo stesso principio adottato Island Hobie Cat e descritto in questo video. Qui la drizza è rinviata a poppa, sull'asse dello scafo:
https://www.youtube.com/watch?v=BHj3qZJzRNk
Il taglio di vela più adatto si può dire sia il Code 0?

Anonimo ha detto...

Si, ma nell'hobie arrotolano una parte della randa prima di strambare. Altrimenti non potrebbero far passare la vela a corna al di là della drizza a poppa. Per il taglio, puoi parlare di code 0 o puoi cercare uno spinnaker da catamarano usato di dimensione ragionevole. Probabilmente é più semplice!
Guido

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